Rassegna dedicata a Diabolik: da Bava ai Manetti Bros.

All'interno della mostra "I Grandi Maestri del Fumetto Italiano", visitabile dal 16 maggio al 29 giugno al Lazzaretto di Cagliari, si terrà una rassegna cinematografica in 2 film, organizzata dall'Accademia d’Arte di Cagliari in collaborazione con il CSC Cagliari della Società Umanitaria - Cineteca Sarda.

Sala convegni del Lazzaretto di Cagliari, ore 18

• Venerdì 30 maggio: Diabolik (1968,regia di M. Bava)
• Sabato 31 maggio: Diabolik (2021 regia dei Manetti bros.)

Dopo le proiezioni si terrà un breve dibattito - su aneddoti e curiosità legati ai film - moderato da:
Luigi CabrasAntonello ZandaAndrea FulgheriAndrea Pau 

L'ingresso è libero e gratuito.

Da Mario Bava ai Manetti Bros. La nuova versione cinematografica di Diabolik riparte proprio da lì, dalla fine degli anni '60.
Nel 1968 infatti è stato realizzato quello che fino ad oggi era stato l'unico film tratto dal celebre fumetto delle sorelle Angela e Luciana Giussani. Probabilmente non è solo una coincidenza o un omaggio. Il Diabolik prodotto da Dino De Laurentiis e firmato dal 'maestro del brivido' italiano che aveva fatto uscire fuori di testa i "Cahiers du cinéma" mentre in Italia la critica si era divisa, diventa il necessario punto di ripartenza per un omaggio devoto dove non manca nulla e che a prima vista può apparire anche freddo, mentre ha molti segreti nascosti sotto la superficie.
Liberamente ispirato al fumetto n. 3, "L'arresto di Diabolik" pubblicato il 1° marzo 1963 dove compare per la prima volta il personaggio di Eva Kant, il nuovo Diabolik dei Manetti Bros. sembra avvicinarsi a una forma di racconto più classico. In realtà si tratta di un altro intrigante viaggio nei generi da parte dei Manetti dopo l'horror (Zora la vampira, Paura 3D), il thriller (Piano 17) che incontra la fantascienza (L'arrivo di Wang) e soprattutto il musical (Song'e Napule, Ammore e malavita) in cui c'è stato un lavoro di incessante contaminazione di linguaggi, una danza tra colori e suoni che, paradossalmente, potevano essere più vicini alla versione pop di Mario Bava.
Il Diabolik 2021 invece agisce sottotraccia. C'è l'ispettore Ginko di Valerio Mastandrea che ha un'impassibilità, una malinconia e un disincanto simile a Michel Piccoli della prima versione. Ma è proprio nel rapporto tra Diabolik ed Eva Kant che i due cineasti lasciano emergere le tracce di un silenzioso ma al tempo stesso avvolgente mélo, già dal primo incontro nella stanza dell'hotel fino alla loro comunicazione in codice Morse. [mymovies.it]

 

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